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Cenni storici

La storia dell’olivicoltura a Taggia

 

Uliveti BoeriParlare di olivo e olio nell’ambito della Riviera Ligure di Ponente significa rapportare una coltura nell’assetto del paesaggio soprattutto in ambito collinare. Se poi l’attenzione è rivolta alla Valle Argentina e nello specifico a Taggia, il connubio diventa indissolubile. E’ infatti impossibile poter scindere termini quali olivo ed olio dalla storia di Taggia.

 

Questa simbiosi tra territorio e pianta portò alla creazione della varietà coltivata nella zona: “la cultivar Taggiasca“. Dalle testimonianze di storici, agronomi e studiosi consolidate nel tempo, si può indubbiamente affermare che per diversi secoli, generazioni e generazioni di contadini taggiaschi legati a questa terra così tortuosa e scoscesa, si sono impegnate a renderla fertile, sistemandola in una successione di ripiani di terreno degradanti sostenuti da muretti a secco detti comunemente “fasce”.

 

La storia dell’olivicoltura a Taggia, per quanto relativamente più recente rispetto a quelle delle fasce, vanta anch’essa una tradizione millenaria. Diversi storici, pur concordi nell’attribuire alla diffusione dell’olivo un origine medioevale, hanno dato vita a due teorie: la prima attribuisce la diffusione dell’olivo ai Crociati di ritorno dalla Terra Santa; la seconda che ha avuto maggiore presa nella tradizione popolare, dà il merito ai Monaci Benedettini che lo coltivarono e lo diffusero a più riprese già nell’alto medioevo, seguendo gli insediamenti monastici, lungo la costa e, fino a una certa altitudine, nelle colline dell’entroterra. Sembra, infatti, che una delle prime e più significative coltivazioni sia stata avviata a Taggia da cui prese il nome la cultivar “Taggiasca“.

 

E si può sostenere che, proprio in quegli anni di inizio Ottocento la coltivazione dell’olivo, si affermò come coltura specializzata, rivestendo già da allora un importante ruolo nell’economia locale. Furono messe a coltura le terre incolte, si privatizzarono molte terre comuni e si costruirono strade e cammini vicinali, al fine di rendere più agevole anche l’accesso alle fasce. A sottolineare l’importanza attribuita alle fasce olivetate, basti considerare che nei contratti di affitto degli oliveti del tempo (i quali prevedevano quasi sempre la suddivisione a metà dell’olio prodotto), veniva richiamato esplicitamente l’obbligo da parte del proprietario del fondo di provvedere a proprie spese alla manutenzione dei muretti a secco. Da queste brevi ma necessarie premesse si evince come Taggia, il suo comune, la storia propria degli abitanti sia fortemente collegata a questa pianta e al suo miglior prodotto ” l’Olio Extra Vergine di Oliva”.