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Il Terroir

 

Taggia, una storia millenaria​​​​​​​

 

Nel cuore della Valle Argentina, sulle sponde dell'omonimo Torrente, custodita dai monti e cullata dal mare si erge Taggia. Il nostro comune, famoso in tutto il mondo per motivi religiosi, gastronomici e quindi turistici, è uno scrigno di tesori nascosti, che si possono scoprire solo avventurandosi nel complesso reticolo che costituisce la cittadina. 




Chiacchiere dialettali, panni stesi e profumo di “u Tuccu”. Vicoletti, piazzette e salitine. Edicole votive, voltoni e portali in ardesia. Palazzi monumentali, Chiese e conventi. Un'infinita successione di case in pietra. Un alternarsi di emozioni e atmosfere che ti sospingono in un viaggio nel medioevo interrotto solo dal richiamo della nonna al nipote che gioca a pallone infastidendo i passanti. Queste sono solo alcune delle sensazioni che si provano camminando per Taggia Vecchia in cui ogni singola pietra, ogni singolo mattoncino rosso che disegnano i “sentieri”, profuma di storia. 
La sua storia fu dal principio estremamente travagliata a causa delle numerose invasioni, dapprima quelle saracene, successivamente quelle napoleoniche: a destare interesse fu sicuramente la posizione strategica e la vicinanza alla Francia, caratteristiche che, peraltro, rendono Taggia un interessantissimo collage di competenze, culture e tradizioni.
Questo legame così intrinsecamente profondo tra la Città e la sua storia fa sì che a Taggia si respiri un'atmosfera tutta particolare, in cui la tradizione regna come un'umile sovrana che si affida al popolo per essere tramandata.
 
 
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Un esempio particolarmente significativo di ciò è la mobilitazione e l'impegno cittadino in occasione dei caratteristici festeggiamenti di San Benedetto, una festa sicuramente unica in cui  grandi falò ardono nelle maggiori piazze della  città, accompagnati dal suggestivo spettacolo dei furgari, fontane di fuoco prodotte artigianalmente da alcuni cittadini appassionati. Un furgaro per l'appunto è un surrogato di un fuoco d'artificio ottenuto riempiendo una canna di bambù con polvere da sparo e con carta accuratamente pressata a formare un tappo che ne impedisca la fuoriuscita, lo stupazzo.
La nascita della festa è da ricercare in leggendari racconti, tramandati grazie alle storie dei nonni ai nipoti : la tradizione vuole, infatti, che Benedetto Revelli, vescovo di Albenga e originario di Taggia, si fosse manifestato in città predicendo un'invasione saracena e imponendo l'accensione di fuochi sul territorio. Quando i Saraceni arrivarono, vedendo Taggia avvolta dalle fiamme la credettero già assediata: il comune era salvo.
 

Gli Uliveti​​​​​​​
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​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​​I nostri Avi le piantarono e noi ne raccogliamo i frutti: oltre cento anni di storia costruiti intorno a questa pianta.

La nascita dell'Oliva Taggiasca è da ricercare nel primo medioevo grazie alla selezione genica delle cultivar presenti nel territorio stesso ad opera di monaci Colombani provenienti dall'Abbazia francese di San Lerino, la cui azione modificò profondamente la genetica delle varietà presenti  consegnando quello che è diventato il prodotto più identificativo della zona. 
Il termine “identità” non l'abbiamo utilizzato casualmente, la campagna di questa vallata appare, infatti, come una splendida cartolina difficilmente replicabile: la maestria con cui il popolo contadino seppe adattare il territorio attraverso la costruzione di suggestivi quanto arroccati terrazzamenti, rendendo quindi coltivabili colline estremamente scoscese, resta uno degli elementi fortemente distintivi della zona. 
La composizione di un terreno così impervio, la particolare posizione tra mare e montagna e le caratteristiche tecniche di allevamento dettate dalla necessità di sapersi adattare, rendono ovviamente irriproducibili le qualità del frutto al di fuori del ponentino ligure.
Le nostre campagne, frutto anche di una riqualificazione di uliveti abbandonati, sono collocate nei comuni di Taggia, Badalucco (regioni Oxentina, Bregonzo e Merea) e Montalto Ligure.

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